La filosofia di Kempis e la teoria degli ologrammi

di Andrea Innocenti

Il Maestro Kempis, rifacendosi essenzialmente alla logica per le sue affermazioni, dà una rappresentazione della realtà come costituita da una Coscienza Assoluta, ed in quanto tale, in eterno, immutabile presente: essa è la sintesi della fusione ultima di un numero quasi infinito di sentire di coscienze, disposte gerarchicamente come una grande piramide, nella quale la base rappresenta il grado più basso, cioè il sentire con il maggior numero di limitazioni. La Coscienza Assoluta è solo virtualmente separata dai vari “sentire” che la formano, perché questi non sono altro che la stessa Coscienza Assoluta che si autolimita. Con un altro linguaggio possiamo dire che l’Assoluto è immanente ed insieme trascendente a ciò che chiamiamo Realtà. Può fare comprendere questa apparente contraddizione l’analogia con la visione monoculare dei due occhi, che si fonde in un’unità rappresentata dalla visione binoculare che la mente alla fine sintetizza. Dal punto di vista di ciascun sentire relativo, conseguenza del virtuale frazionamento, inizia un cammino, il percorso dell’evoluzione della coscienza, che va dall’atomo di sentire, cioè la massima limitazione, fino alla Coscienza Assoluta stessa, attraverso successive fusioni della coscienza, che unificano continuamente i vari sentire di grado analogo dal punto di vista delle proprie limitazioni. Questa rappresentazione dell’Esistente e della sua modalità di essere è esattamente la stessa che viene enunciata in termini molto più elementari da altre concezioni che parlano di uno Spirito, il Padre, che feconda la Materia, la Madre, per generare la Coscienza, il Figlio. Possiamo allora domandarci cos’è che è veramente Reale. La risposta è semplice e complessa insieme. Reale è soltanto il Sentire di Coscienza Assoluto; la cosiddetta realtà, quale da noi concepita, non è altro che la creazione- percezione che ogni singolo sentire, secondo il suo grado di limitazione, ha e costruisce: ciò non avviene però in maniera solipsistica, ma secondo il modulo che la coscienza più ampia della quale essa fa parte struttura. La rappresentazione dell’esistente che ne emerge è quella di una specie di incastro di soggettivismi, che divengono sempre più vicini all’Assoluto, il cui sentire, per logica secondo la definizione stessa di tale concetto, non può essere che eterno, immutabile, onnisciente, onnipresente. Quello che appare a noi come reale non è altro che la creazione-percezione di un sentire virtualmente limitato, quindi la nostra percezione risulta molto relativa perché è funzione del grado di limitazione della coscienza. Tutto ciò può apparire angoscioso, ma se si riflette sul fatto che la realtà assoluta è costituita da questa incommensurabile miriade di fotogrammi, ciascuno dei quali è in ultima analisi Dio, ogni istante della nostra vita, sia esso legato alla gioia o al dolore, al bene o al male, acquista estrema importanza ed è degno di essere vissuto. 

Il Maestro Kempis esprime tale concetto con queste parole:[1]

“Quello che l’essere percepisce non esiste oggettivamente, non è l’unica realtà superstite delle precedenti che non esistono più e preliminare di quelle che verranno e che non esistono ancora, ma è la porzione della realtà totale – tutta esistente simultaneamente – che l’essere riesce a cogliere e creare in forza delle sue limitazioni, o che le sue limitazioni gli fanno cogliere e creare. (…) Il fatto che gli esseri vivono, sentono in successione il sentire legato alle situazioni cosmiche che tutte simultaneamente sono esistenti nell’Eterno Presente non significa che gli esseri le sentono perché così sono scritte, ma esattamente il contrario: l’Eterno Presente è una Realtà in cui l’apparente successione del sentire è annullata. Niente d’altro. L’Eterno Presente è la condizione strutturale del virtuale frazionamento dell’Assoluto, o meglio, della sua sostanza, perché la Coscienza Assoluta è oltre il virtuale frazionamento. Il divenire, come virtuale frazionamento, è sentito da ogni sentire; perciò gli esseri, percependolo, creano l’Eterno Presente. Percezione e creazione si identificano, con la differenza che sul piano della struttura del virtuale frazionamento tutto è creato-percepito simultaneamente, mentre sul piano del sentire relativo – sentire che è la conseguenza del virtuale frazionamento – tutto è creato in modo successivo. Punti di vista diversi di una stessa Realtà che originano realtà diverse, ciascuna vera nella sua dimensione relativa.”

Non è scopo di questo articolo andare oltre questa brevissima esposizione dell’insegnamento dei Maestri del Cerchio Firenze 77, che peraltro si trova riportato ampiamente in una decina di libri. Mi preme invece sottolineare che il suo aspetto pratico va ben oltre quello teorico-filosofico, perché non solo il “Conosci te stesso”, come è indicato dal Maestro Claudio, è l’esatta volgarizzazione del Dharana, Dhyana, Samadhi  di Patanjali , ma anche un’attenta meditazione sulla percezione di ogni istante della nostra creazione-percezione permette quella consapevolezza di essere che inevitabilmente porta a superare l’attaccamento dell’io egoistico e proietta verso una coscienza che veda l’altro come se stesso. La comprensione del Cristo, enunciata nell’ “Ama il prossimo tuo come te stesso”, punto d’arrivo e sbocco finale di tutto l’insegnamento, diviene almeno  prospetticamente possibile, anche se non proprio immediatamente realizzata nel vero significato del “Qui ed ora”.

La teoria degli Ologrammi

L’ologramma, che etimologicamente significa “descrivo tutto”, è un supporto fotografico a tre dimensioni dell’immagine di un oggetto ottenuta mediante un laser. Si crea un ologramma sottoponendo un oggetto da fotografare a un raggio laser, cioè una luce proveniente da una sorgente luminosa coerente, poi mandando un secondo raggio laser sulla luce riflessa del primo e creando così un finissimo intreccio di frange di interferenza, che viene registrato su una lastra fotografica. Quando la lastra viene sviluppata appare visibile soltanto un intreccio di linee scure e chiare, ma se questa immagine viene ancora illuminata da un altro raggio laser prenderà forma l’oggetto fotografato. Non solo l’ologramma rappresenterà l’oggetto nelle sue tre dimensioni, ma succederà anche che, dividendo l’ologramma in due parti, ciascuna di esse darà la rappresentazione dell’oggetto iniziale, e il fenomeno potrà ripetersi all’infinito per successive divisioni. In sostanza, ogni minima parte di un ologramma contiene tutta l’immagine dell’ologramma intero.

Comparando questo fenomeno alla concezione che il Maestro Kempis dà della realtà, si ritrova il fatto che nella divisione del Sentire Assoluto abbiamo sì sentire virtuali, limitati e relativi, ma tali  che hanno in sé l’essenza della loro origine, cioè dell’Assoluto Stesso .

L’esperienza che il fisico Alain Aspect nel 1982 ha fatto nell’Università di Parigi dà delle indicazioni molto interessanti riguardo all’unità del tutto prodotta dalla fusione del relativo, che riproduce nelle sue caratteristiche l’archetipo originale. Aspect ha scoperto che, sottoponendo a determinate condizioni degli elettroni, questi sono capaci di comunicare istantaneamente fra loro, indipendentemente dalla loro distanza: è come se ogni singolo elettrone sappia cosa stia facendo l’altro. Mantenendo come vera la teoria di Einstein, secondo la quale il limite della velocità della luce è invalicabile, la sola possibile spiegazione a ciò è che la connessione fra questi elettroni sia di tipo non locale.

Azzardando oltre l’indicazione scientifica dell’esperimento, questa potrebbe avvalorare l’ipotesi di una realtà intimamente connessa come in una rete unificante e, se questa esperienza la si mette in relazione all’olografia, che dà ampiamente la prova che il macro contiene il micro e che il relativo non è poi tanto così relativo, perché determinato solo dal punto di vista, quello sì veramente relativo (e che nella filosofia del Maestro Kempis è espresso dal grado di limitazione del sentire virtuale), se ne può concludere che la scienza, sia pure timidamente e per ora soltanto per possibili illazioni, avvalora le affermazioni che l’intuizione e lo stretto rigore logico, come nel caso dell’insegnamento del Cerchio,  possono dare.

Mi piace chiudere queste riflessioni con queste parole del Maestro Kempis, da lui usate al termine delle sue complesse lezioni d’insegnamento:[2]

“Lo stupefacente ordito e tessuto che è l’Esistente, così barbaramente illustrato dal sottoscritto, che di questo e di tanto chiede perdono, non è un meccanismo, ma un meraviglioso organismo in cui ogni sua parte, anche il più insignificante frammento, è insostituibile, e perciò di capitale importanza, e perciò immortale. Se si arriva a credere alla verità di tutto ciò, si comprende il senso della più alta morale, e di colpo si fa chiaro il significato della vita, dell’esistenza, del giusto rapporto con gli altri. Ma chi sono gli altri? Tanto più scostanti, odiati, cattivi, quanto più confusi e lontani dalla verità, perciò più bisognosi di comprensione e d’amore? Ma che senso avrebbe sapere tutto ciò, se si vivesse come chi l’ignora? Tale è veramente il quesito che io lascio alle vostre meditazioni”.


[1] Brano tratto da: LA FONTE PREZIOSA: rivelazioni sull’Assoluto. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1987, pp. 295-296.

[2] Brano tratto da: LA FONTE PREZIOSA: rivelazioni sull’Assoluto. Cerchio Firenze 77, (a cura di Luciana Campani Setti). Roma: Edizioni Mediterranee, 1987, p. 308.