Le scelte individuali in rapporto alla Realtà

Commenti di Andrea Innocenti

Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 213-217

Voce del Maestro Kempis

Kempis: “Certo che parlarvi significa farvi correre un bel rischio. Una volta vi dicemmo che queste riunioni potevano fare di voi dei santi o dei pazzi. A taluno sembrò esagerata questa affermazione; eppure, invece, è giusta; perché dirvi che il «sentire» degli uomini non è contemporaneo, può avviarvi sulla strada della pazzia. Arrivare a dire che qualche variante alle scelte che voi fate, in cui sia rappresentato un vostro interlocutore è vissuta solo da voi – non faccio un’affermazione, parlo solo per amore del parlare – significa frazionare, sminuzzare il vostro potere di sintesi. Dire che in questa serata in cui vi sono X creature, il «sentire» di ognuna può non essere contemporaneo e che mentre sto parlando con voi, non ho di fronte a me delle creature reali in quanto il loro «sentire» non è contemporaneo al mio, vuol dire proprio abituarsi a vedersi al centro del Cosmo, in un modo fatto, costruito, apposta per noi. Anche se questi passaggi-Verità non crediate che siano storie; sono Verità per abituarvi a capire la Realtà, la Realtà che trascende i limiti del tempo. Voi siete abituati a pensare in termini di tempo; ebbene dovete cessare di pensare in termini, non dico di tempo, ma di successione. La Realtà trascende infatti anche la successione.”

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Il Maestro Kempis si rende perfettamente conto della portata rivoluzionaria che hanno le sue affermazioni, commisurate alle capacità di percezione dell’umanità, che le fanno rappresentare l’ambiente circostante non soltanto secondo la logica del divenire, ma anche tali da dare la ferma convinzione, che ciò che i sensi fisici rappresentano, è pienamente aderente alla realtà stessa. Poi però il Maestro spiega, che le cose da lui sono dette, sono verità di passaggio per abituare la consapevolezza umana a vedere la realtà in un’altra e ancora più ardua prospettiva, quella della Realtà vera, cioè quella in essere.

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Kempis:Ed allora, se trascende ogni successione, che significato può avere, nella Realtà, la scelta delle creature? Non c’è niente da aspettare, non c’è da stare a vedere – nella Realtà – che cosa sceglieranno le creature. Non c’è successione è vero? Eppure parliamo del libero arbitrio, parliamo del mondo dei fotogrammi, delle scelte che gli individui fanno; del rapporto che esiste fra il mondo dei fotogrammi, dove pare che imperi un tempo, e il  «mondo degli individui» dove questo tempo si chiama solo «successione di sentire». Quando parlammo di libero arbitrio, dicemmo che l’uomo gode di una libertà in modo proporzionale alla sua evoluzione. In ogni caso la sua libertà è relativa. Gode di una libertà assoluta che si identifica con l’Assoluto. Parlando dell’uomo siamo nei limiti della libertà relativa, la quale può essere pura o spuria; cioè se l’uomo opera una scelta senza essere influenzato da fattori interni o esterni, egli in quel momento e per quella scelta ha goduto di una libertà pura. Se, invece, è stato influenzato da un qualunque fattore la sua libertà era del tipo spurio. Quando poi non c’è possibilità di scegliere, non possiamo parlare di libertà.”

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I Maestri, in una prima fase del loro insegnamento hanno parlato della libertà dell’individuo introducendo una verità di passaggio. Hanno distinto tre possibilità: assoluta mancanza di libertà, libertà spuria e libertà pura. Per la prima non è necessario nessun commento il concetto è ovvio. Quanto alla libertà da loro definita spuria il suo significato consiste nell’ipotizzare un comportamento conseguente ad una scelta non completamente autonoma, ma determinata da fattori contingenti. Per la libertà cosiddetta pura i Maestri intendano quella espressa nelle rare situazioni nelle quali l’individuo può essersi trovato a scegliere in maniera completamente libera o almeno da lui ritenuta tale. Con l’introduzione della teoria dei fotogrammi, il problema della libertà è stato perciò da loro risolto in una maniera molto originale, introducendo la così detta Teoria delle varianti. Questa è stata da Loro enunciata durante numerose sedute, perché ha trovato non poche difficoltà di comprensione ed accettazione da parte degli ascoltatori.

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Kempis:Questo è quello che sapevate sul libero arbitrio dell’uomo. Ora, dopo l’esempio della scorsa volta con la verità dei fotogrammi per – chiamarla in un modo- vi diciamo: «Il libero arbitrio relativo esiste, rimangono ferme quelle precisazioni, puntualizzazioni, che a suo tempo facemmo sul libero arbitrio; ma se anche non esistessero varianti nella serie dei fotogrammi e tutto fosse scritto in un unico e solo modo, l’individuo – in ultima analisi – godrebbe egualmente di libero arbitrio relativo, perché le sue reazioni nascerebbero in un presupposto di libertà. Tuttavia, nonostante questa affermazione, le varianti, le mutazioni, le strade equivalenti nel cammino degli individui, esistono. Più avanti – se avrete la pazienza e la bontà di seguici ancora – vedremo perché queste mutazioni sono essenziali alla storia del «sentire» Individuale. Certo che se queste vi istradano verso la pazzia, ce n’è un’ultima che addirittura inferisce il colpo di grazia: e cioè che tutti noi siamo in definitiva individualizzazioni dell’Assoluto ed ogni  «Scintilla-individualità-individuo» è Suo frazionamento, un Suo circoscriversi, limitarsi, esistere in forma relativa. L’Assoluto è il Tutto, e non si può concepire un Tutto che non sia anche un Tutto relativo, un insieme relativo. Che cosa significa questo discorso? Come può esistere un Assoluto circoscritto?”

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L’Assoluto è l’Uno, ma non è un monolite, la Sua unità è la fusione di un molteplice, che trova l’origine nel Suo «come ripiegarsi» in Se Stesso, o meglio nel limitare la Sua consapevolezza e la Sua comprensione, fino a giungere ad un limite massimo di limitatezza. All’intero di questa, si crea l’illusione, che esiste in un numero infinito di differenti sentire. Non ce ne rendiamo conto, ma noi facciamo parte di questa illusione dell’Assoluto, che prende forma di relativo. In realtà noi siamo Lui e Lui è noi. Questo è ciò, che intendono significare i Maestri quando dicono, che c’è in noi una Scintilla divina, la quale però dimentica se stessa avvolgendosi nei veicoli propri dei mondi della percezione.

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Kempis:Noi vi facciamo l’esempio della collana di perle. La collana di perle esiste in quanto tante perle, da un oceano di madreperla, sono in qualche modo delimitate, poste l’una accanto all’altra, è vero?Allora l’oceano di madreperla è l’Assoluto che trascende l’insieme della madreperla. Nell’Assoluto esiste questo frazionamento in quanto vi è una limitazione dell’Assoluto, un suo circoscriversi, diventare in sostanza, relativo. Ed ecco la collana delle perle. Ma come possono esistere queste perle, poste l’una accanto all’altra, se in qualche modo non vengono prese in considerazione, definite, create, poste assieme una per volta? Come è possibile in un oceano dove non esiste né prima né dopo, dove non esiste, quindi, il tempo, creare il tempo? Quanto vi chiedo, figli e fratelli, col dirvi:  «Seguitemi! » perché possiamo solo servirci di queste figurazioni. Nell’Eterno Presente non esiste il tempo, ma non esiste neppure un trascorrere, una successione: tutto è lì da sempre e per sempre, «congelato», dicemmo. Adesso abbiamo saputo che nel mondo dei fotogrammi, quindi piano fisico, astrale e mentale, tutto è lì da sempre e per sempre, pur essendo mondo relativo; il Cosmo, si dice, ha un inizio ed una fine nel suo insieme di fotogrammi, ma questi fotogrammi sono sempre lì, da sempre e per sempre. L’unica successione che rimane per ora in vita è la successione del «sentire», la collana di perle. «Ebbene – voi dite – quando questa successione ha inizio? ». Ma mai, figli e fratelli! È sempre. Un altro sforzo richiedo alla vostra intelligenza.”

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La rappresentazione della Realtà secondo la nostra percezione è indubbiamente in divenire ed una prima e superficiale lettura della figurazione della collana di perle nell’oceano di madreperla, può indurre a confermare questa percezione, ma il Maestro Kempis con molta chiarezza puntualizza come va inteso lo stato di esistere della Realtà. L’Eterno Presente è la condizione d’esistenza dell’Assoluto. Tutto è lì, da sempre e per sempre. Il sentire di coscienza relativo vive in successione i fotogrammi del piano fisico, astrale e mentale e la visione, che lui si forma, è quella di un film, che scorre, quindi di una realtà, che, ordinata nella dimensione di uno spazio-tempo, si trasforma continuamente, modificando se stessa. Ma ciò è il limite della consapevolezza del sentire relativo, incapace com’è, di andare oltre una ristretta percezione. La Coscienza Assoluta, che tutto ha in sé, percepisce invece, come un osservatore che guardi dall’alto la rappresentazione di un quadro, tutta la Realtà nella sua statica configurazione, perché solo l’Essere è la vera dimensione del Tutto.

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Kempis:Può avere avuto un inizio reale il Cosmo? Noi stessi lo abbiamo escluso. Il mondo dei fotogrammi, intanto, parte di questo Cosmo vi abbiamo detto, non ha mai avuto inizio, sempre è stato e mai ha fine. Tuttavia essendo limitato ha inizio ed una fine che sono i limiti di questo  «qualcosa» limitato. M ciò non significa iniziare ad esistere e cessare di esistere in senso assoluto. Può allora aver avuto un inizio ed un termine il  «sentire» degli individui? Non vi spaventate. Ma niente, né nell’Eterno Presente, né nel Cosmo, né nel «mondo degli individui» può avere avuto un inizio ed avere una fine. Perché, se qualcosa, sia pure nel mondo relativo, avesse un inizio ed una fine, questo qualcosa travolgerebbe l’intero Assoluto, dal momento che il relativo non è che un’emanazione dell’Assoluto.”

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L’Assoluto non ha limiti, non potrebbe essere diversamente, perché il concetto di infinito è nella Sua definizione stessa. Mentre il Cosmo deve per forza essere circoscritto, altrimenti s’identificherebbe con l’Assoluto stesso, mentre ne è soltanto contenuto, così egualmente è contenuto nell’Assoluto anche il mondo degli individui. Va precisato che per individui, il Maestro intende i sentire di coscienza. Vedremo in seguito come c’è identificazione fra il Cosmo e i sentire individuali, intendendo con ciò che il primo è di fatto creazione-percezione-consapevolezza dei secondi. il tutto va visto nella dimensione di una realtà in essere, perché Il divenire non esiste in sé, in quanto fa parte della grande illusione dovuta alle limitazioni del sentire di coscienza, e soltanto per quelle trova la sua apparente esistenza.

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Kempis: “Ed allora come si spiega – dite voi – questa successione di «sentire»?. Ancora con l’esempio della collana di perle, perché ciascuna perla, ciascun «sentire», per esistere, deve essere chiuso, limitato. Ciascun «sentire» dell’individuo è un ente, un’entità a sé, chiusa, limitata.. Proviene da un «sentire» precedente e sfocia in un «sentire» seguente perché se non vi fosse questo legamento non vi sarebbe unità; ed allora non essendovi unità, non vi sarebbe un’individualizzazione, ma vi sarebbe un caos di «sentire», sospesi nell’Assoluto. Ecco perché noi parliamo di Assoluto individualizzato: tutte le individualizzazioni debbono avere una loro unità, ed ecco perché il «sentire» dell’individualità è un «sentire» tutto in un unico momento i tanti «sentire» appartenenti al suo ceppo, a quella individualità. Se poi noi consideriamo, al fine di comprendere, questa individualità proiettata nel mondo dell’individuo, ecco i «sentire» individuali percepiti l’uno dopo l’altro. Così è per il ricondursi del Tutto all’Unità che esiste l’individualizzazione ed è per l’individualizzazione che ciascun «sentire», pur essendo un ente a sé, chiuso, limitato, ha però questa eredità: proviene da un «sentire» precedente, appartenente qa quell’individuo e sfocia in un «sentire» seguente. Ma in effetti questo passaggio esiste? No: per esistere un «sentire» chiuso come un ente a sé nell’oceano di madreperla, il «sentire» deve essere limitato e deve per forza essere «sentito» chiuso come un ente a sé, nell’oceano di madreperla, il «sentire» deve essere limitato e deve per forza essere «sentito» una volta; ma questa volta – pur essendo chiusa, limitata, pur essendo una volta che scorre – in effetti non scorre mai e non prelude ad un chiudersi del ciclo.“

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Molto interessante, anche se non facile da comprendere, è la spiegazione di quello che è di fatto, il virtuale frazionamento dell’Assoluto. Il Quale, limitandosi, s’ individualizza e dà luogo cosi alle varie coscienze cosmiche o individualità. Ciascuna delle quali è come una collana di perle, che si suddivide in tante altre collane, contenenti sentire di coscienza sempre più limitati, fino all’ultimo, quello più limitato, cioè l’atomo del sentire, ovvero coscienza, che raggiunge la massima limitazione. Le perle delle collane, cioè i sentire di coscienza delle individualità, sono fra loro collegati secondo una sequenzialità logica, e proprio, per questa loro dipendenza, danno corpo all’unità dell’Assoluto, così apparentemente frazionato. Questo, in virtù di ciò, manifesta la Sua natura d’immanenza nelle Coscienze Cosmiche. Non si deve comunque dimenticare anche l’altra Sua natura, quella di trascendenza, questa però è completamente al di là delle nostre possibilità di comprensione. Credo che si debba dire, che l’essenza di questa comunicazione del Maestro, si trova nel far comprendere, che l’Assoluto ovvero Dio siamo noi, anche se le nostre limitazioni non permettano di rendercene conto. Questo è l’ostacolo, che ci impedisce d’andare oltre la grande illusione.

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Kempis:Vedo l’atterrimento di qualcuno di voi che subito trae errate conclusioni e pensa che la sua teoria di incarnazioni – tanto per parlare con il vecchio linguaggio – non cessi mai. Non è questo il significato di quello che io questa sera vi ho detto, figli e fratelli. La collana di perle è composta di una perla accanto all’altra e considerata l’una dopo l’altra, non cessa mai d’esistere, neppure quando io ho finito di considerarla l’una perla dopo l’altra; perché questo finire di considerarla non significa cessare d’esistere. È per sua natura che la collana di perle è formata da una perla dopo l’altra e quindi, per sua natura, così esiste. Ma in effetti non trascorre mai, non cessa mai. È il «sentire individuale» – ancora lo ripeto – che considerato nelle sue fasi che lo compongono sembra provenire, fase per fase, da un «sentire» precedente e sfociare in un «sentire» seguente, ma in effetti non esiste movimento, passaggio. Tutti i «sentire individuali» sono percepiti una sola volta nell’eternità. Ma poiché eternità non significa tempo che non finisce, ma «senza tempo», quest’unica volta non è ubicabile o dislocabile. È una sola volta e sembra sempre «ora» che conduce a «dopo» e che «viene da».

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Ancora il Maestro Kempis spiega con molta chiarezza la realtà in essere. La successione dei sentire nella collana di perle potrebbe essere interpretata secondo la vecchia concezione del divenire, per la quale l’io di ognuno, dopo la morte, ed avendo trascorso un certo periodo di tempo nei piani più sottili, riprende un altro corpo fisico e ricomincia l’esperienza di una nuova vita terrena. Ma le cose, secondo il Maestro Kempis, non stanno in questi termini. La successione non vuol dire divenire, come non è divenire il collegamento tra una perla di sentire e l’altra, Il loro legame è soltanto logico, Non c’è un io che scorre da un’esperienza corporea all’altra. Esistono solo sentire, fermi lì, nell’Eterno Presente di una realtà senza tempo. Questi sentire hanno solamente l’eterna consapevolezza, che ci sono dei sentire logicamente precedenti come esistono altrettanti sentire logicamente seguenti. Tutto è in Essere, ma questo Essere è vivo, è sentirsi d’esistere, è infinita, eterna, ogni sciente Coscienza.

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Koot-Humi:Avete mai osservato le forme di vita inferiori all’umana? Ebbene, avete visto che poche sono le possibilità di espressione di queste forme. Gli animali, che sono fra le forme di vita inferiori all’umana che hanno maggiore espressione, articolano le loro azioni su una gamma di dieci, quindici tipi di atti. Ad esempio un gatto mangia, si pulisce, giuoca, asseconda i richiami del suo veicolo fisico inerenti alla riproduzione, fa le fusa, come si usa dire. Ebbene, man mano che queste azioni s’ispirano ad un maggior <sentire>, noi diciamo che la bestia è più o meno intelligente. Ma anche l’uomo, in fondo, quale noi lo conosciamo, articola le sue azioni ed il suo modo d’agire su pochi tipi di atti. Non sto qui ad elencarli. Quello che può distinguere l’uomo sta nella comprensione di Verità quale quella che questa sera vi è stata accennata. Tutto è attorno a voi.  Il vostro mondo di conoscenze è attorno a voi come è attorno agli animali; ma gli animali non riescono a capirlo. Così attorno a voi vi è un mondo di conoscenze che voi ignorate, come l’animale ignora le vostre conoscenze. Eppure queste conoscenze sono realtà viva che vi avvolge, che è a contatto con voi ogni attimo della vostra vita, del vostro <sentire>. Sta a voi aprirvi a questo mondo tanto diverso da quello che conoscete; come diverso è il vostro mondo nei confronti del mondo degli animali. Un solo piccolo sforzo per capire, prima di giungere alla comprensione. E per capire in un mondo diverso, da quello che conoscete, occorre distruggere il vostro modo abituale di affrontare i problemi; il vostro abituale modo di capire. Non c’è da capire cose consuete, ma cose del tutto diverse da quelle che siete abituati ad avere come oggetto dei vostri sensi. Ed occorre quindi uno sforzo della vostra intelligenza. E’ come smettere di fumare; disabituarvi ad un’abitudine, lasciare un’abitudine, lasciare un consueto modo di vedere,  andare oltre. Mi auguro che questo sia per voi dolce e possibile, con l’aiuto dei vostri Maestri. Pace a voi.”


[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.