Il mondo come rappresentazione

Brano tratto dal libro OLTRE L’ILLUSIONE,[1] pp. 255-258

Commenti a cura di Andrea Innocenti

Voce del lettore

Kempis: “L’archeologia e l’antiquariato regalano all’umanità preziose testimonianze dei tempi che furono. E’ difficile sfuggire al fascino del passato in genere: si visitano centri storici ripensando agli eventi che si svolsero ed il cui ricordo è giunto fino a noi; si toccano oggetti che si sa appartenuti a personaggi di ieri e si venerano reliquie con innocente stupore. Tutto questo che senso ha ? Si tratta veramente dei luoghi e delle cose di allora? No, non mettiamo in dubbio l’autenticità delle cose, ma vogliamo fare delle considerazioni alla luce di ciò che conosciamo. Anzi, per togliere ogni dubbio, vogliamo semplicemente domandarci non < io sono sempre io?> in quanto la risposta potrebbe essere negativa anche per il fatto che ognuno è diverso da quello che era, ma chiederci: <Il mio corpo fisico è lo stesso di ieri?>. < … avendo lasciato le impronte digitali sul corpo del reato, ha firmato la sua confessione del delitto …>. Non c’è dubbio: per l’uomo è una prova d’identificazione inconfutabile. Eppure, noi sappiamo, dopo al spiegazione delle varianti, che in linea teorica  un evento potrebbe non essere vissuto da suo protagonista il quale in una esistente possibilità di scelta potrebbe percepire una variante di ciò che noi conosciamo. Ma neppure di questo vogliamo parlare. Quel corpo che ci fa nascere nel mondo fisico e che ci conduce lungo il sentiero della nostra vita  fino al termine,  che nonostante la sua lenta metamorfosi conserva precipue caratteristiche morfologiche, non solo della specie ma dell’individuo, è veramente lo stesso per tutto l’arco della sua vita? Troppo facile la risposta: la vostra scienza insegna che ogni sette anni un corpo umano, a furia di rinnovare quotidianamente le sue cellule consumate, ha interamente cambiato se stesso. Allora, le vostre mani, il vostro volto, come minimo, non sono gli stessi di sette anni fa.”

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L’illusione della memoria,  e dell’io,  creazioni fittizie della mente, ci fanno credere in una realtà, che diviene, pur mantenendo per noi la propria  identità. Il Maestro Kempis ci insegna, che le cose non stanno così. Il divenire non esiste, è solo apparenza di una successione di fotogrammi statici,  facenti parte della dimensione, che ci trascende in un Eterno Presente. Le conseguenze di una tale rappresentazione della Realtà sono notevoli  soprattutto riguardo a come dovrebbe essere il nostro approccio alla vita. Per esempio: quello che consideriamo il tanto adorato nostro corpo, al quale, direi abbastanza giustamente, siamo affezionati,  non esiste come unità permanente, ma è la figurazione di tanti stati, che si succedono con consequenzialità logica. Ciò che lui era ieri, oggi non lo è più.  Il corpo, che ora indossiamo, tra pochi istanti più non esisterà. “Il qui ed ora ! “ diviene così la debita parola d’ordine, ovvero l’imperativo categorico al quale fare riferimento in ogni considerazione della vita.

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Kempis: “In realtà il cambiamento di materie è più rapido di quanto il sapere umano supponga. Il passaggio della corrente elettrica in un conduttore  si dice che avviene per lo spostarsi degli elettroni da un atomo all’altro del conduttore nel senso della corrente ed alla velocità della luce! Così quando accendete una lampada elettrica perché non ci vedete, pensate a quante mutazioni voi date il via nella materia dei conduttori elettrici! Eppure i fili apparentemente rimangono eguali … a meno che non avvenga un corto circuito. Lo sapete che il corpo umano è conduttore di elettricità? Ecco, già sento quelli di voi che cercano di ricordare quante volte sono stati investiti dalla corrente elettrica per fare il conto di quante mutazioni hanno avuto, non sapendo che il loro corpo fisico è continuamente attraversato da campi elettrici statici. Dunque, anche senza tener conto di ciò che vi abbiamo rivelato,  voi siete spettatori di una realtà in continuo divenire: niente è lo stesso di un momento prima. C’è sempre qualcosa nella materia che compone gli oggetti che è diversa ogni istante. Si può dire  che i corpi e le forme che osserviamo hanno un’intelaiatura su cui s’intessono le materie che continuamente mutano, pur restando analoghe nella qualità. Se un oggetto è fatto di ferro, lentamente potrà ossidarsi; quello che muta continuamente sono le particelle sub-atomiche che ne compongono gli atomi e quindi il ferro stesso. L’oggetto conserva la forma che l’uomo gli ha dato, ma la sostanza sub-atomica è in continuo avvicendamento. Allora, se quella che rimane è solo forma, attribuire la proprietà di un oggetto dall’identità della figura è un’altra delle umane convenzioni.”

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Il Maestro Kempis riprende alcune note conoscenze, che la scienza ha acquisito, per dimostrare con chiarezza come l’apparente fissità della materia sia un’illusione delle nostre capacità percettive determinate dai nostri stessi sensi fisici. La scienza, che usa strumenti d’indagine molto più sofisticati, pur rimanenti nell’ambito, delle umane capacità percettive, dà una rappresentazione della realtà assai più profonda,  anche se soltanto in parte veritiera. Queste considerazioni del Maestro sono motivate dal non disorientare troppo gli  uditori,  dal momento che il livello delle conoscenze, che lui sta rivelando,  è tale, che potrebbero facilmente indurli  ad uno scetticismo totale oppure ad un completo smarrimento.

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Kempis: “Oh cultori dell’archeologia e dell’antiquariato, voi ripulite dalla polvere del tempo non ciò che fu, ma la rappresentazione di ciò che era! Voi conservate ciò che mai fu com’è ora. Il presente è eguale solo a se stesso. Tutto quanto è nel presente ha la stessa  sua durata: un attimo e l’eternità. Fin qui abbiamo parlato col linguaggio proprio del mondo dei fenomeni, cioè del divenire, adesso parliamo di ciò che è. Non esistono, secondo la verità dei fotogrammi, gli oggetti del piano fisico, ma esistono tante rappresentazioni di essi fino a coprire la loro durata nel tempo. Lo stesso corpo fisico, come del resto l’astrale ed il mentale,  è il risultato di percezioni di fotogrammi nei quali è rappresentato ora in salute, ora in malattia, ora giovane, ora adulto. Questo corpo che noi identifichiamo con noi stessi, che per noi rappresenta la prova della nostra continuità nel tempo, è scomposto in tante unità di mutazioni quanti sono i cambiamenti di materie, di forme, di atteggiamenti, di movimenti, di attività che ha dalla nascita alla morte. Così è degli oggetti: non uno oggetto che dura anche dei secoli, ma tante rappresentazioni di esso quante sono le unità di mutazioni (fotogrammi) in cui è raffigurato.  Il mondo fisico, come l’astrale ed il mentale, esiste come lo conoscete solo quando si percorrono, vivendoli uno ad uno, i fotogrammi che, in ultima analisi, lo compongono. Allo stesso modo gli oggetti, i corpi, le forme che in questo mondo esistono, acquistano dimensione e realtà solo scorrendo i fotogrammi nei quali sono raffigurati.  <Ed i luoghi?> vi chiederete. Lo spazio, come il tempo, in Assoluto non esiste; per quanto lo si possa misurare nel mondo dei fotogrammi, non è che una percezione illusoria. Oggettivamente non esiste lo spazio che voi conoscete come piazza del Duomo della vostra città, nel quale sono ubicati certi palazzi e monumenti che hanno un loro ciclo di vita, perché non esiste oggettivamente uno spazio nel quale il Cosmo vive, evolve e muore. In effetti nascita, evoluzione e morte di un Cosmo sono tutta una realtà nell’Eterno Presente, al di là dell’illusorio mondo delle apparenze.  Come il tempo scaturisce dal susseguirsi dei fotogrammi di fronte alla percezione individuale, altrettanto è dello spazio. La piazza del Duomo che voi conoscete oggi non è lo stesso spazio nel quale il Duomo fu edificato: quelle pietre levigate del tempo non sono le stesse poste dagli antichi. Ogni fotogramma ha un suo tempo, come un suo spazio.  Non esistono eventi e cose che hanno svolgimento  e durata in tempi e spazi oggettivamente esistenti, ma tante raffigurazioni di essi che poste l’una accanto all’altra, costituiscono la loro esistenza, ubicazione, e persistenza nel mondo dell’illusione.  Ciò che dà senso di durata e luogo è la percezione, scandita delle situazioni in se stesse immutabili ed impercettibili, perché obbiettivamente inesistenti quali voi le conoscete.”

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Il mondo, nel quale viviamo, è frutto della creazione percezione del nostro sentire di coscienza. Il quale è unitario nella dimensione della trascendenza dell’Assoluto, e si frammenta, come accade per  l’Assoluto con il Suo virtuale frazionamento. E’ da questa frammentazione, che si formano i fotogrammi, che danno corpo a quelli che chiamiamo piano fisico, astrale e mentale. Quindi rovesciando la prospettiva, ovvero dal punto di vista dell’incarnazione, ci appare una realtà concreta con una sua storia nella quale ci sembra d’immergerci, e dalla quale crediamo di essere vincolati.  Nella nostra esperienza ordinaria, non ci rendiamo conto, che è tutta una grande illusione, alla quale siamo proprio noi a dare corpo. Quindi la piazza del Duomo della nostra città,  secondo l’esempio che il Maestro ci ha suggerito,  non è lì, che ci sta aspettando, ma siamo noi,  che la percepiamo, perché noi stessi,  la creiamo. Tutto questo non è  solipsismo, perché siamo condizionati dagli archetipi, che sostengono le nostre limitazioni.

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[1] OLTRE L’ILLUSIONE: Dalle apparenze alla realtà. Cerchio Firenze 77. Roma: Edizioni Mediterranee, 1978.