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DALI:
La pace sia con voi e con tutti gli uomini. Un saluto ed una benedizione a tutti voi, o figli.
Dalla vostra conversazione di questa sera dobbiamo – ancora una volta – ribadire il concetto dell’Assoluto, e ricordarvi che per Assoluto non intendiamo, unicamente, la Realtà di ciò che è. Dobbiamo quindi dire: il concetto dell’Uno-Assoluto. Perché è vero che l’Assoluto è tutto, che tutto quanto avviene, avviene in virtù di precise leggi; che l’Assoluto, quindi, è queste stesse leggi e queste stesse leggi sono nell’Assoluto. Ma non dobbiamo dimenticare, o cari, che tutto quanto voi vedete, o potete immaginare, tutto quanto è, è un unico esistere in modo organico, un unico esistere preciso concatenato collegato; è un unico esistere che tende ad un fine; e tutto questo svolgersi del Tutto, tutto questo Vivere del Tutto, è concatenato, collegato, unito, avente uno stesso fine, perché Dio è l’Uno-Assoluto, perché vi è questa “Unità” dell’Assoluto.
La vita di un Cosmo si riassume nel Logos; non vi sarebbe bisogno del Logos, figli, se potessimo fare, al fine di comprendere, una analogia fra l’Assoluto ed un Cosmo. Non vi sarebbe bisogno del Logos se Dio fosse l’Assoluto, senza essere l’Uno-Assoluto. Perché nel Cosmo vi sono le leggi, il Cosmo si fonda e vive in virtù di queste leggi, eppure vi è il Logos nel quale si riassume tutta la vita del Cosmo.
Il corpo dell’uomo vive, vive in virtù di certe leggi biologiche, eppure tutta la vita del corpo dell’uomo si riassume nel suo cervello.
Dunque, figli, l’Uno-Assoluto è tale, e non potrebbe essere diversamente perché se non vi fosse un riassumersi – in questa Unità – del Suo Essere, non potrebbe tutto volgere ad un unico fine, non potrebbe tutto esistere in modo unito, collegato; non potrebbe Esistere, non potrebbe Essere. Nell’Uno si riassume tutta la Vita dell’Assoluto. Ecco perché l’Uno è Amore, ecco perché l’Uno è onniscienza, ecco perché l’Uno è l’Eterno Presente. Ecco perché voi, nel concetto dell’Assoluto, non ritrovate una idea panteistica, ma trovate qualcosa che sembra a voi essere in contrasto con questa. Trovate anche un concetto di Dio quasi individualizzato. Dio è l’Uno-Assoluto, e proprio perché è Uno noi possiamo parlare di onniscienza, di onnipresente, di Eterno Presente, di Amore. L’Uno-Assoluto: l’Amore, la Vita.
Così, figli, meditate su queste affermazioni; cercate di non errare, di non intendere che l’Assoluto sia la Realtà di ciò che è, unicamente, che non vi sia un riassumersi del Tutto, di tutto ciò che è, che esiste, in un qualche cosa. Tutto ciò che è, esiste; ovverosia l’Assoluto si riassume, Vive, fa capo nell’Uno, in Lui.
E cercate di non cadere nell’errore di pensare a Dio unicamente come all’Uno, separato e distinto da ciò che è, o dalla Sua “creazione”: che il Cosmo sia una creazione e non una emanazione; questo dovete cercare di comprendere. Nell’Uno, perché l’Assoluto, in questo Uno, si riassume; in questo Uno è la unica direttiva, l’unico fulcro del Suo Essere, della Sua infinita Esistenza.
Avete anche parlato, accennato, al libero arbitrio.
L’uomo è o non è libero? Io questo vi domando: voi siete costretti ad agire in un solo senso? Voi non potete non compiere una, sia pur piccola azione, anche se questa vi viene suggerita, anche se a questa siete influenzati?
Voi dunque credete che vi sia posta un’alternativa, sapendo che la soluzione che voi sceglierete sarà una, e che quindi questa alternativa vi è posta unicamente per torturarvi?
Che cosa significa essere liberi? Noi non abbiamo mai parlato – a meno che non ci siamo riferiti all’uomo evoluto, all’individuo evoluto – di libertà assoluta. Ma il fatto che la vostra libertà non sia assoluta, non vuol dire che voi non abbiate libertà. Se il vostro veicolo fisico ha bisogno di cibo, quindi voi siete in questo senso influenzati, voi unicamente per affermare il principio che siete liberi, potete non mangiare ora; ed io ho scelto un esempio che riducesse al minimo questa vostra libertà, libertà relativa. Ma il fatto stesso che questa libertà sia relativa, non vuol dire che non sia un tipo di libertà. Non è libertà assoluta, ma questo noi senza ombra di indugio, senza parvenza di indecisione, sempre lo abbiamo affermato. L’uomo, allo stadio di evoluzione quale è, non ha la libertà assoluta. L’uomo è influenzato da una infinità di fattori, ma non è costretto. L’uomo ha, nell’ambito di questa sua libertà relativa, la possibilità di fare o non fare determinate cose; ed anche se è influenzato in un senso o nell’altro, può – con atto volitivo – non fare una cosa, andare contro l’influenza che subisce. E non è questo un tipo di libertà? E allora perché tanta indecisione?
Noi abbiamo parlato molto del libero arbitrio, figli, ma non perché abbiamo cercato di dire una cosa che in realtà non è; non perché abbiamo cercato di imbrogliare le vostre idee per farvi credere una cosa che in realtà non è quale noi l’abbiamo detta. Abbiamo parlato tanto, perché voi confondete ancora oggi il concetto di libertà assoluta con quello di libertà relativa, e quando voi dite che l’uomo è influenzato, voi affermate che l’uomo è costretto, che l’uomo non può, in nessun modo, sfuggire a questa influenza, a questo fattore che viene dal di fuori di lui, o che viene anche dal dentro di lui.
È solo assenza di libertà ciò che l’uomo, anche contro o con la sua volontà – o meglio, con la sua volontà -, non può non fare: quella è assenza di libertà. Ma laddove esiste la possibilità, con atto di volontà, di opporsi ad una influenza, là vi è un tipo di libertà che noi abbiamo definita libertà relativa. Solo quando l’individuo sarà al di fuori di ogni influenza, godrà di una libertà pura, che si identificherà nella libertà assoluta per colui che ha raggiunto la Realtà.
Abbiamo sottilizzato, figli, abbiamo cercato di illustrarvi questi tipi di libertà che esistono; ma voi ancora non avete le idee esattamente chiare. Auguriamoci che sia la volta buona.
In quanto poi alla domanda che ha fatto il figlio L., che può forse – anzi senz’altro – valere per tutti, e che ci dà motivo di distinguere, di sottolineare ancora una volta come deve essere inteso l’insegnamento, questo dobbiamo dire: voi avete accostato questo nostro insegnamento a certe religioni orientali. Forse vi sono molti punti di contatto, specialmente per quanto può riguardare alcune leggi: la visione del sistema architettonico di questo Cosmo, ma non per quanto riguarda l’individuo. Perché, figli, noi neghiamo che una creatura, senza conoscere se stessa, solo per il semplice fatto di essere indirizzata dalla sua religione, debba ritirarsi dal mondo e cerchi di annullare, vincendo se stessa, la sua personalità. Noi neghiamo che questo possa avere un qualche valore.
L’uomo deve conoscere se stesso, deve sapere che è un tutto: che fanno parte di lui i suoi desideri, i suoi pensieri e gli slanci più alti che la sua coscienza possa concepire. L’uomo è tutto uno, Spirito e materia, e non deve illudersi di poter, con la violenza, annientare la materia perché il solo Spirito rimanga.
È vero che un giorno, figli, che io auguro a ciascuno di voi di prossima venuta, l’uomo sarà unicamente Spirito; ma è altresì vero che quel giorno i suoi desideri, i suoi pensieri, saranno egualmente suoi. E ciò che egli crederà quel giorno, lo crederà per intima convinzione. Quel giorno non vi saranno più dubbi se fidarsi o non fidarsi: sarà sicuro di essere nella Realtà. Ma prima di allora, figli, non è vero che l’uomo sia un essere inutile e che l’uomo debba soffocare, allontanare i suoi desideri, i suoi pensieri più banali, per lasciar posto a quelli più alti, solo per il fatto che ha desideri e pensieri e concezioni alte. Ha ideali morali, figli, ed ha desideri egoistici: conosca e comprenda se stesso. Non viva unicamente per i desideri egoistici, né soffochi questi con la violenza, unicamente per lasciar posto agli ideali morali, perché sarebbe non spengere un fuoco, ma farlo covare sotto, finché giorno verrebbe che questo fuoco divamperebbe più violento, tutto assieme. Dunque, conoscete voi stessi.
Come fare a fidarsi degli ideali morali, di certi bagliori di intuizione che vi vengono? Accettarli, e discuterli ogni giorno, finché ogni ombra di incertezza svanirà: accettarli restando nel mondo fra gli uomini; vedere se questi ideali, questi concetti, ci spingono ad amare di più i nostri simili, ci spingono a migliorare noi stessi, non già cadendo in una sorta di tipica orientale abulia, non già cadendo in uno stato di vita miserevole sotto ogni aspetto, ma rafforzando la volontà di tendere al meglio, a quel meglio che la nostra coscienza ci suggerisce.
Certo che noi possiamo aiutarvi, e lo facciamo di tutto cuore, figli cari. Per questo aiuto occorre stabilire un dialogo fra noi e voi, ed è per questo che, da tanti dei vostri anni, noi parliamo con voi. Siano dunque sempre benvenute e bene accettate le conversazioni, figli, purché siano fattive, siano da voi mosse, ricercate, richieste, e noi non mancheremo di rispondervi, di mostrarvi quali possono essere le interpretazioni non giuste.
Ma soprattutto, figli, non dovete cadere in uno stato di tepidezza, non dovete pensare che quello che voi fate, non essendo e non rappresentando la perfezione, sia inutile il farlo. Non è questa l’intima convinzione che fa superare il desiderio egoistico dell’individuo; non è questo l’intimo convincimento che questi pensieri di ordinaria amministrazione, questi desideri banali, debbono essere superati; non perché scoloriscono se raffrontati ad un ideale; non per questo vanno superati. Conoscete voi stessi: vivete tendendo all’ideale più elevato che riuscite a concepire, pur non dimenticando – e non lo potete dimenticare se realmente conoscete voi stessi – che voi non siete unicamente quell’ideale, che voi siete tutto uno, spirito e materia, l’ideale ed anche l’egoismo. In ciò non vi sia ombra di rammarico, ma di serena fiducia di riuscire a superare, nell’intima convinzione, questo errato concepire del vostro essere, questo transitorio concepire di voi stessi.
Dico “transitorio” perché la vostra personalità è il frutto di ciò che foste, ma è anche il trampolino di lancio di ciò che sarete, e negare il valore contingente di essa significa cadere nell’errore delle religioni orientali le quali tolgono, in sostanza, ogni valore alla vita; riducono la vita ad un lavoro di distruzione, mentre, figli, non è distruzione, e non è solo distruzione, è edificare un nuovo essere, ed ogni giorno è edificare un nuovo essere, giorno per giorno: nella serenità, nella intima convinzione, nella fiducia. Non nel rinnegare, non nel condannare, perché ogni e qualunque rinnegare, ogni e qualunque condannare fatto con troppo entusiasmo e con troppo vigore, altro non è che una chiara netta inequivocabile dimostrazione di uno stato intimo d’essere in quel senso che tanto si avversa.
Non altro ho da dirvi per questa sera, se non lasciarvi sempre con l’invito di scambiare le vostre idee senza timore di offendere l’Idea, l’insegnamento; ma parlare, discutere, per cercare sempre meglio di comprenderlo.
La pace sia con voi e con tutti gli uomini.